Sette colpi in mezzo ai passanti all’ora in cui i bambini escono da scuola, abitanti terrorizzati. I cittadini si scagliano contro le barricate alzate dalla polizia intorno al commando ICE

A Marble Hill, lassù dove Manhattan si fonde con il Bronx, giovedì 8 ottobre un commando dell’ICE ha aperto il fuoco poco dopo le quattro del pomeriggio: l’ora in cui finiscono le lezioni e i marciapiedi si riempiono di bambini e genitori che li accompagnano a casa. Gli agenti entrano in azione come sanno fare: sette colpi d’arma da fuoco in mezzo alla strada. Poi, l’auto ferma e l’uomo arrestato, seduto a terra e sanguinante, con un proiettile conficcato nel collo. Sul sedile posteriore, suo figlio di cinque anni piange disperatamente.
Perché gli agenti abbiano aperto il fuoco non è chiaro: le bodycam degli agenti federali non sono state rese pubbliche. L’ICE sostiene che Belgal abbia tentato di travolgere gli agenti accelerando contro i loro veicoli; alcuni testimoni oculari contestano questa ricostruzione.
Anche in questo caso si profila uno scontro tra la versione ufficiale e le immagini disponibili, con al centro il ricorso alle armi contro una persona che, secondo le ricostruzioni finora emerse, era disarmata e con il figlio di cinque anni in macchina. Il paragone è con il caso di Renee Good, giustiziata a sangue freddo a Minneapolis da un agente dell’immigrazione, che le ha sparato addosso, mentre era al volante della propria auto. Anche allora gli agenti federali sostennero che la donna avesse tentato di investirli, nonostante dalle immagini emergesse il contrario. A Belgal viene attribuita un’accusa simile.

Come un immigrato senza documenti diventa un «obiettivo prioritario» dell’ICE
Dominicano, 28 anni, Oscar Belgal prima dell’assalto del commando ICE, stava scontando i suoi cinque anni di libertà vigilata per furto aggravato, era inoltre accusato di traffico di cocaina e fentanyl, ma il procedimento era ancora pendente e lui si era dichiarato non colpevole.
In questa fase quindi, l’unico precedente conclamato resta il furto aggravato, l’ICE per giustificare l’arresto predatorio aggiunge presunti legami con i Trinitarios, una gang di origine dominicana, e possibili informazioni su un tentato omicidio di un agente federale nel 2025 senza chiarire su quali basi queste accuse siano state formulate, Belgal si dice innocente.
La discrezionalità accordata all’ICE non riguarda solo i criteri con cui seleziona i propri obiettivi, riguarda anche il peso attribuito alle accuse non ancora provate e i limiti nell’uso della forza durante gli arresti, oltre alla modalità con cui avvengono. Gli uomini che hanno circondato la macchina di Belgal con a bordo suo figlio di 5 anni erano armati e non vestivano una uniforme, poteva essere una aggressione di criminalità comune da cui fuggire. Alcuni agenti erano travestiti da operai edili per non farsi riconoscere.
Il fatto che Belgal aggredito in auto da due uomini armati abbia cercato di mettersi in salvo, riduce di molto l’alibi usato dagli agenti per giustificare gli spari. Come invocare l’uso letale della forza quando il soggetto in arresto non ha nemmeno capito che sei un agente e sta fuggendo per proteggere se stesso e suo figlio? Gli agenti peraltro giustificano la brutale aggressione ammettendo che non sapevano che il figlio fosse in macchina.
Mamdani condanna l’ICE, ma la sua base pretende fatti
«L’ICE è marcia fino al midollo». Dopo la sparatoria di Marble Hill, Zohran Mamdani ha attaccato frontalmente l’agenzia federale, arrivando a chiederne l’abolizione. Washington ha reagito duramente, difendendo gli agenti e accusando il sindaco di alimentare l’ostilità nei loro confronti. Ma le pressioni arrivano anche dalla sua stessa base, che chiede di passare dalle parole ai fatti: rispetto dei diritti civili, trasparenza sull’operazione e responsabilità per la gestione delle proteste.
Nel mirino c’è la Strategic Response Group (SRG), l’unità della NYPD accusata dai manifestanti di averli aggrediti e caricati mentre proteggeva il perimetro dell’intervento federale ICE. Da qui la richiesta gia avanzata piu volte, di sciogliere la SRG e rimuovere la commissaria a capo della sicurezza Jessica Tisch. La permanenza di Tisch alla guida della polizia era stata finora uno dei punti di equilibrio dell’amministrazione Mamdani, una garanzia di continuità nella gestione della sicurezza (i crimini violenti in questa fase a NYC sono ad un minimo storico ndr).
La scelta continua a essere contestata dagli alleati socialisti, che chiedono una rottura più netta con le pratiche repressive e con qualsiasi forma di collaborazione che possa agevolare le operazioni dell’ICE. Tisch ha dichiarato: «la NYPD non ha partecipato all’operazione federale prima della sparatoria», ma resta controversa la gestione delle fasi successive, in particolare delle proteste e della protezione accordata agli agenti.
Prima o poi, Mamdani dovrà scegliere. La sua capacità di mantenere aperto un canale con Trump e portare avanti l’agenda sull’affordability si scontra con le richieste del suo elettorato più fedele, che pretende una rottura con un establishment democratico asservito alla lobby sionista, di cui Tisch è espressione. Il rischio politico è che il compromesso finisca per erodere la fiducia di chi lo ha eletto per cambiare il sistema.
Mamdani sta prendendo tempo, ma gli attivisti che hanno fatto campagna per lui, cominciano ad alzare un sopracciglio, a condividere opinioni scettiche sul fatto che potrebbe, alla fine, rivelarsi come l’ennesimo politico salito al potere facendo leva sulle aspettative dei lavoratori, per poi tradirle: quello che, nel gergo, viene definito un altro sellout, “un altro venduto come Obama o Bernie Sanders”, agli occhi degli osservatori più disincantati.