In manette anche Susan Sarandon, i movimenti che denunciano il genocidio a Gaza puntano il dito contro la commissaria della Polizia, Jessica Tisch
NEW YORK, 24 settembre 2026 — Mentre, all’interno del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si preparava a prendere la parola davanti all’Assemblea generale, nelle strade di Midtown Manhattan esplodeva la protesta. La polizia di New York ha dispiegato in forze la Strategic Response Group (SRG) per contenere i sit-in e arrestare oltre cento manifestanti pro-Palestina. Gli agenti hanno circondato e bloccato lungo la First Avenue il presidio organizzato dall’associazione antisionista Jewish Voice for Peace. Tra gli arrestati anche l’attrice premio Oscar Susan Sarandon, l’attrice Hannah Einbinder e l’attivista Chelsea Manning.

I movimenti puntano il dito contro Jessica Tisch
Subito dopo gli arresti, la rabbia dei movimenti si è indirizzata contro la commissaria della NYPD, Jessica Tisch. I manifestanti e le organizzazioni pro-Palestina la accusano di tenere una linea repressiva nei confronti delle proteste contro il genocidio a Gaza. Le critiche non nascono oggi, ma sono state rilanciate dagli interventi alla Columbia University nel 2024, quando la polizia sgomberò gli accampamenti studenteschi in solidarietà con i palestinesi, arrestando numerosi manifestanti. Tisch, esponente di una delle famiglie più facoltose della città e legata alla filantropia ebraica, non ha mai nascosto il proprio sostegno a Israele. Per i manifestanti, la sua figura rappresenta il legame tra le istituzioni cittadine, le élite finanziarie e gli ambienti filoisraeliani che garantiscono il supporto politico e finanziario all’occupazione israeliana in Palestina. In una metropoli che ospita la più grande comunità ebraica al mondo al di fuori di Israele, il tema ha un peso politico decisivo.
Il nodo politico della giunta Mamdani
Mamdani è il primo sindaco di New York apertamente contrario al sionismo e ha ottenuto un ampio sostegno anche tra gli elettori ebrei critici nei confronti del governo israeliano e di israele. La presenza di Netanyahu alle Nazioni Unite mette alla prova le promesse politiche che lo hanno portato a City Hall. Da una parte, il sindaco ha assunto una posizione durissima nei confronti del premier israeliano, definendolo un criminale di guerra e accusandolo di essere responsabile del genocidio a Gaza. Dall’altra, la gestione della sicurezza durante le proteste è rimasta nelle mani della Polizia guidata da Jessica Tisch, che ha arrestato i manifestanti proprio mentre Netanyahu si preparava a intervenire all’ONU.Il contrasto tra la linea politica del sindaco e l’intervento della polizia rischia di alimentare il malcontento tra i suoi sostenitori. Per i movimenti che chiedono una rottura con il sionismo e con il sostegno istituzionale a Israele, gli arresti rappresentano un banco di prova per la nuova amministrazione e per la sua capacità di tradurre le promesse elettorali in scelte concrete.
