Il braccio investigativo dell’ICE cerca a casa di Omar le carte di quando immigrò. L’operazione arriva a poche settimane dal voto di metà mandato, Omar candidata in Minnesota

Lunedì 12 ottobre, agenti federali dell’HSI (Homeland Security Investigations), il braccio investigativo dell’ICE, hanno eseguito un mandato di perquisizione autorizzato da un giudice nell’abitazione di Washington della deputata democratica Ilhan Omar, che rappresenta il quinto distretto congressuale del Minnesota.
All’origine del raid, presunte irregolarità nella documentazione migratoria della famiglia di Omar, compilata dal padre quando lei era ancora bambina. Secondo quanto riportato dalla stampa, negli ultimi mesi gli investigatori avrebbero setacciato anche altri aspetti della sua attività finanziaria e politica. Il Dipartimento di Giustizia non ha però reso pubblici tutti i dettagli dell’inchiesta.
Per Omar si tratta chiaramente di un’escalation della campagna di intimidazione politica condotta dal presidente Donald Trump contro i suoi oppositori. La deputata ha dichiarato che non si lascerà mettere a tacere.

Perché Trump ce l’ha con Ilhan Omar
Nata in Somalia, arrivata negli Stati Uniti da bambina e diventata cittadina americana, Omar è una delle figure più riconoscibili dell’ala progressista del Partito Democratico. È membro di The Squad, il gruppo informale che comprende anche Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley. Le sue battaglie riguardano l’assistenza sanitaria, i diritti sociali, la riforma dell’immigrazione e una politica estera meno subordinata alle lobbies degli armamenti.
Nel 2019 il presidente invitò Omar e altre deputate progressiste a «tornare» nei Paesi da cui provenivano, nonostante fossero cittadine statunitensi, tema caro ai suprematisti bianchi di cui Trump è espressione politica.
AIPAC, Palestina e l’opposizione all’establishment
Omar è nota per la sua opposizione all’influenza delle organizzazioni sioniste sulla politica americana. AIPAC, l’American Israel Public Affairs Committee, ha investito migliaia di dollari per far fallire la sua candidatura alle scorse elezioni, con una campagna durissima contro di lei, proprio per il sostegno al rispetto dei diritti dei palestinesi.Una posizione che l’ha messa in rotta di collisione anche con i suoi compagni di partito dem finanziati dalla lobby sionista.
Nel 2024 ha inoltre sostenuto le richieste di fermare il genocidio a Gaza avanzate dal movimento Uncommitted, nato durante le primarie democratiche, in aperta rottura, su questo tema, con l’amministrazione Biden. Il movimento non coincide con The Squad, ma condivide con una parte dell’ala progressista, la richiesta di una svolta sulla questione palestinese.

Omar non prende finanziamenti dalla lobby sionista