Bloccata dal tribunale federale la legge dello Stato di New York che imponeva agli agenti del servizio immigrazione (ICE) di mostrare il proprio volto durante le operazioni sul territorio.
La decisione, emessa dalla giudice distrettuale Mae D’Agostino, applicando la Clausola di Supremazia delle norme federali su quelle statali, in materia di sicurezza nazionale e procedure investigative, ha messo di fatto al primo posto la sicurezza degli operatori a discapito dei diritti civili dei cittadini.
Il verdetto ha convalidato l’uso di coperture facciali (come passamontagna o maschere tattiche), introdotte stabilmente dai vertici federali per proteggere gli agenti dal rischio di doxing (la diffusione online dei dati personali e dei domicili privati) e per garantirne l’incolumità sul campo. Tale equipaggiamento difensivo è diventato prassi a seguito della progressiva militarizzazione dell’ICE, le cui dinamiche operative sul territorio sono state assimilate a quelle di una vera e propria polizia d’assalto.
La decisione ha suscitato dure reazioni da parte delle organizzazioni per i diritti umani e dei rappresentanti delle comunità locali, secondo cui la sentenza ha tutelato le prerogative della polizia federale a discapito dei diritti fondamentali delle persone. I critici sottolineano due problematiche principali: impedire l’identificazione visiva rende quasi impossibile per i cittadini denunciare o identificare specifici agenti in caso di abusi o uso eccessivo della forza. La sentenza stabilisce che i provvedimenti approvati da uno Stato per monitorare l’operato delle forze dell’ordine e rassicurare i residenti non hanno valore di fronte ai regolamenti tattici decisi dalle agenzie di Washington.
La giudice titolare del caso, Mae D’Agostino, è stata inserita nei ranghi della magistratura con un incarico a vita, la sua candidatura è stata originariamente proposta dall’influente senatore democratico di New York, Chuck Schumer, e la nomina formale è stata successivamente siglata nel 2010 dal Presidente Barack Obama.
Il senatore Chuck Schumer, promotore della nomina della giudice D’Agostino, è storicamente uno dei principali beneficiari dei fondi legati alla lobby pro-Israele: secondo i dati tracciati dalla piattaforma indipendente OpenSecrets, Schumer ha ricevuto complessivamente oltre 1,7 milioni di dollari in contributi legati a donatori pro-Israele e circuiti vicini all’AIPAC nel corso della sua carriera politica.