
Siamo Qui
Estrella y Manuel il 21 September 2025 alle 08:18 si trova nel mezzo del Mediterraneo, generalmente in coda alla Global Sumud Flotilla, in caso fosse necessario un intervento di soccorso per altre barche. Se cliccate su questa foto geolocalizzatrice fatta dal mio telefono vi ritroverete a bordo.
A questo punto della missione siamo appena diventati un equipaggio, o almeno quello che c’è di più simile ad una squadra che ha un obiettivo comune: arrivare a Gaza. Ne è testimonianza la versione impeccabile del piano per i turni. Una conquista incredibile per un gruppo che per tutta la prima parte del viaggio ha fatto fatica a darsi una disciplina. Tra chi filmava soltanto, chi vomitava solo, chi vomitava e dormiva, chi non capiva cosa bisognasse fare, chi non voleva capire e chi, invece, come i membri della crew, lavorava sempre – non eravamo un gruppo.

Ci ha pensato la squadra di Rahmet, che curava il suo profilo social dalla Malesia, a fornire, addirittura a colori, il piano giornaliero scritto al computer. La versione precedente l’avevo fatta fare io a mia sorella dall’ufficio. Era stato un primo tentativo di dare una svolta organizzativa a questa convivenza, molto più lunga di quanto ognuno di noi si aspettasse. La missione sarebbe dovuta terminare al più tardi il 14 settembre. E invece eravamo al 21esimo giorno di navigazione, con la consapevolezza che le cose si erano fatte molto serie, quindi continuare a litigare su chi era più razzista o colonialista a bordo, non ci avrebbe portato a destinazione.
Gli attentati di Tunisi
L’atmosfera scanzonata si è affievolita (senza dissolversi) dopo il primo attacco incendiario nella notte tra l’8 e il 9 settembre, quando la barca Family Boat, battente bandiera portoghese e ormeggiata di fronte al porto di Sidi Bou Said, viene colpita da un oggetto incendiario, è la nave del comitato organizzatore. La notte successiva, tra il 9 e il 10 settembre, viene colpita anche la Alma, battente bandiera britannica, con un secondo attacco simile.
Dopo il primo episodio, quello di Family Boat. il Ministero dell’Interno tunisino negò fosse un attacco. In un comunicato del 9 settembre affermò che le notizie sulla caduta di un drone sulla nave «non avevano alcun fondamento» e che le autorità avevano constatato un incendio partito da un giubbotto salvagente, rapidamente domato, “forse per un mozzicone di sigaretta”. Secondo il comunicato, non c’erano stati feriti né danni materiali, a eccezione di alcuni giubbotti bruciati.

Eppure le immagini girate dai partecipanti che dormivano sulle barche proprio per garantirne la sicurezza durante la notte, ritraggono un oggetto incendiario piovere del cielo

Dopo il secondo episodio, quello di Alma, nella notte tra il 9 e il 10 settembre, la posizione ufficiale cambiò. Il 10 settembre il Ministero dell’Interno definì l’accaduto un “attacco premeditato” e disse che erano in corso indagini per stabilire chi lo avesse pianificato, chi avesse collaborato e chi lo avesse eseguito.
Anche gli investigatori del collettivo indipendente Bellingcat , si mettono all’opera e analizzano l’accaduto con gli stessi strumenti di ricerca open source che utilizzano nelle loro inchieste sugli atti di guerra a Gaza e in Ucraina. Attraverso video, fotografie, registrazioni audio, dati di geolocalizzazione e l’analisi degli ordigni, ricostruiscono a distanza la dinamica degli attacchi alla Flotilla, mettendo a confronto le immagini raccolte con quelle di altri episodi già documentati nei due teatri di guerra.

Nel caso di Alma viene ritrovato l’ordigno con il meccanismo di innesco, si tratta di “una granata incendiaria sono generalmente riempite con termite o con una composizione incendiaria simile” – raccontano gli esperti di Bellingcat sul loro sito, dove spiegano che la termite è molto meno efficace delle munizioni esplosive contro bersagli corazzati o persone, mentre è particolarmente efficace contro materiali e bersagli infiammabili. È quindi proprio la capacità di provocare e alimentare incendi su materiali facilmente combustibili a renderla particolarmente pericolosa nel caso di un’imbarcazione con carburante a bordo, come la Alma.
La modalità di attacco, secondo quanto rilevato dagli investigatori indipendenti, è la stessa attuata a Gaza e in Ucraina, come mostrano in questo video e nella immagine qui sotto. Il fatto che piova dall’alto conferma sia stato utilizzato un drone.

Ma chi potrà mai avere commesso un attacco a civili in pieno Mediterraneo di tale gravità? La flottilla punta il dito contro Israele che come al solito in questi casi non commenta.
Due funzionari dell’intelligence statunitense, dichiareranno il 5 ottobre 2025 a CBS NEWS , che gli attacchi dell’8 e 9 settembre contro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla furono condotti dalle forze israeliane mediante droni lanciati da un sottomarino e che l’operazione fu direttamente approvata dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Un dichiarazione a cui non è seguita alcuna presa di posizione degna di nota. Silenzio.
Torniamo ora sulla Estrella y Manuel il 21 settembre 2025. In seguito agli attacchi di una decina di giorni prima i giornalisti della Radio catalana hanno lasciato la missione e la nostra barca. Particolarmente scosso il giornalista più anziano, in un riunione aveva avvertito che il rischio di morire era altissimo e non ce ne stavamo rendendo conto. Invitava tutti a ritirarsi, cosa che non accadde, l’equipaggio riprese il viaggio alla volta di Creta. Capisco la drammaticità del momento, ma davvero pensava che fossimo cosi sprovveduti da non sapere che la traversata sarebbe stata pericolosa fin dall’inizio? Scendere a Tunisi non aveva davvero senso.
A questo punto ormai per i media la Flotilla è una notizia di primo piano e quindi cominciano i distinguo politici. Se la destra condanna anche sguaiatamente questa missione, il Pd per voce di Elly Schlein ribadisce che bisogna proteggere la missione umanitaria: “con questo attacco – dichiara alla Sette – il governo criminale di Netanyahu sta violando il diritto internazionale, abbiamo chiesto di rompere il memorandum di collaborazione militare etc. etc. e di riconoscere pienamente lo Stato di Palestina, perché anche i Palestinesi come gli Israeliani hanno diritto di esistere e di vivere in pace ed in sicurezza in un loro Stato”.
Chi potrebbe non essere d’accordo con la Pace tra israeliani e palestinesi, chi può non sostenere uno Stato per Israeliani e uno Stato per palestinesi quando viene indicata come la sola soluzione per la Pace?. Questi sono generalmente il talking point dei sionisti liberali, coloro cioè che criticano le condotte sanguinarie dei diversi governi israeliani che si sono susseguiti dal 1948 ad oggi, senza mai mettere in dubbio la legittimità dell’esistenza di uno stato per soli ebrei che pratica in maniera continuativa tali violenze per esistere.
Il Sionismo liberale serve nel dibattito pubblico a smussare gli angoli, mostrare empatia verso le vittime visibili sostenere la cooperazione internazionale come atto di fede nell’umanità in maniera vagamente buonista, senza mai veramente affrontare il tema principale: cosa c’è davvero alla base dell’ideologia politica che propugna l’esistenza dello Stato per soli ebrei? Che parole dobbiamo usare per definirlo, visto che quelle che conosciamo non bastano? Mentre Elly Schlein ribadiva il talking point sionista liberale pur ricordando la difesa dei diritti umani, i sionisti di ferro avevano già spazzato via mezza Gaza e si stavano annettendo pure la Cisgiordania, seguendo il canovaccio già applicato dal 1948. Le due posizioni sono due facce della stessa medaglia da sempre.
Siamo al terzo anno di genocidio a Gaza, dopo 80 anni di pulizia etnica è ora di andare alla ricerca di una spiegazione che vada oltre la solita frase fatta, è ora di dare un nome a quello che vediamo e che viene celato dalle parole “due popoli due stati” e che invece si chiama diversamente. Ma come?
In questa intervista Norman Finkelstein, una delle voci più qualificate e indipendenti su Sionismo e Antisionismo racconta quando anche a lui ha dovuto associare un significato più circostanziato a quello che vedeva. Scoprirlo ha rappresentato una vera rivelazione che ha aperto la strada ai suoi studi sulla colonizzazione della Palestina, tanto acclamati quanto osteggiati dalla lobby Sionista. Vi propongo il link del suo intervento che potete sottotitolare in italiano: A Brief History of Zionism with Norman Finkelstein e la trascrizione del testo qui.
Per i più volenterosi che vogliano vedere all’opera l’ipocrisia del Sionismo liberale (se non vi basta la nostra dico), propongo anche questo dibattito realizzato ben dieci anni fa su Aljazeera, in cui si vede bene come la dialettica sionista liberale sia assolutamente funzionale alla normalizzazione dell’abuso coloniale, il bravissimo Mehdi riesce però a smascherarla anche grazie a ospiti Palestinesi di primo piano. Is Zionism compatible with democracy? | Head to Head Anche qui potete mettere i sottotitoli in Italiano scegliendo la lingua nei setting in basso a destra.
Tornando a bordo della Estrella Y Manuel, Io il 21 settembre 2025 mentre scrutavo l’orizzonte pensavo alle implicazioni di essere chiamata terrorista, mentre stavo portando aiuti umanitari con una missione non violenta. E pensavo anche a come sarei saltata fuori dalla barca in caso di attacco di droni, e pensavo ai miei occhiali, come riuscire a gettarsi in mare senza perdere gli occhiali. L’unico modo era chiudersi il naso e schiacciarli sulla faccia nello stesso secondo. Nei momenti di grande Drama, sempre pensare prima agli occhiali.
La storia continua nella prossima newsletter, grazie per avermi letto fino qua potete contattarmi a michela@the-review.online , & Free Palestine ovviamente.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.