New York — Per il secondo anno consecutivo, il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas non metterà piede a New York per la settimana di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al via il 18 settembre 2026, dopo che il Dipartimento di Stato americano ha annunciato l’estensione delle sanzioni sui visti per i funzionari dell’Autorità Palestinese (AP) e i membri dell’OLP.
La decisione, confermata giovedì 17 settembre, colpisce anche decine di altri funzionari dell’AP che speravano di viaggiare con lui. Secondo il Times of Israel, un avviso visionato da un funzionario palestinese cita la Sezione 212(a)(3)(B) della legge statunitense sull’immigrazione, che vieta il rilascio di visti a chiunque abbia svolto attività terroristiche o sia stato associato a un’organizzazione terroristica.
Nonostante il divieto, la rappresentanza palestinese al summit non scomparirà del tutto. I palestinesi saranno comunque rappresentati alla riunione di alto livello dai diplomatici già accreditati presso l’ONU, e si prevede che Abbas comparirà nuovamente in video. Il Dipartimento di Stato ha inoltre dichiarato che manterrà una deroga che consente ai membri della Missione Palestinese presso l’ONU di continuare a operare da New York.
Le motivazioni USA
Senza nominare funzionari specifici, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che estenderà le sanzioni sui visti nei confronti dei funzionari palestinesi per azioni intraprese al fine di “internazionalizzare il conflitto israelo-palestinese”, incluso il perseguimento di cause contro Israele presso i tribunali internazionali. La dichiarazione del Dipartimento di Stato ha inoltre affermato che l’AP e l’OLP starebbero lavorando per portare avanti misure contro Israele presso la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia, cercando di promuovere il riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese, e continuando pagamenti a terroristi e la “glorificazione del terrore.””
Ancora nessuna reazione ufficiale dall’ONU
I leader palestinesi hanno respinto e condannato la mossa, ha dichiarato l’inviato palestinese all’ONU Riyad Mansour all’Assemblea Generale. In un comunicato, il ministero degli Esteri palestinese l’ha definita “una misura ingiustificata che va contro gli sforzi per ricostruire la fiducia, sviluppare le relazioni palestinesi-statunitensi e creare il clima politico necessario per l’attuazione della soluzione a due stati e il raggiungimento della pace e della stabilità.”
L’Autorità Palestinese ha inoltre affermato che le restrizioni sui suoi funzionari indeboliscono la parte palestinese impegnata verso una soluzione politica e incoraggiano gli sforzi per minare una soluzione a due stati. Secondo l’accordo di sede del 1947 con le Nazioni Unite, gli Stati Uniti sono generalmente tenuti a consentire l’accesso all’ONU a New York ai diplomatici stranieri — una disposizione che, secondo i critici di Washington, questa decisione violerebbe. Washington, dal canto suo, non riconosce l’Autorità Palestinese come membro a pieno titolo dell’ONU, sebbene l’Assemblea Generale e alcuni organismi delle Nazioni Unite l’abbiano riconosciuta.
l’ONU aveva ammonito di non ripetere l’esclusione dell’anno scorso
L’ultima volta che Abbas si è rivolto di persona all’Assemblea Generale dell’ONU è stato nel 2024. Un diniego di visto simile lo scorso anno lo ha costretto a rivolgersi all’assemblea tramite video. Dopo quel diniego del 2025, l’ONU ha votato per consentire ad Abbas di rivolgersi all’Assemblea Generale via video, con la misura approvata con 145 voti favorevoli, 5 contrari e sei astensioni. Quella risoluzione si applicava solo alla 80ª sessione e specificava esplicitamente che non doveva costituire un precedente per le sessioni future — una disposizione insolita che il testo dello scorso anno stesso descriveva come eccezionale, sottolineando al contempo che i rappresentanti palestinesi dovrebbero normalmente poter partecipare di persona alle riunioni dell’ONU a New York.
Il precedente per l’esclusione di un leader palestinese dall’ONU risale a più lontano: nel 1988, gli Stati Uniti negarono un visto al presidente dell’OLP Yasser Arafat, spingendo l’ONU a trasferire temporaneamente la sessione dell’Assemblea Generale a Ginevra affinché potesse rivolgersi ad essa. Una campagna per ripetere questa mossa quest’anno è riemersa — alcuni gruppi di attivisti hanno esortato l’ONU a spostare nuovamente, temporaneamente, la sessione a Ginevra per offrire una piattaforma ai delegati palestinesi esclusi — ma si tratta ancora di una spinta esterna e non di un piano adottato dall’ONU per il 2026.
La controversia si inserisce inoltre in un più ampio spostamento diplomatico: gli sforzi dell’Autorità Palestinese per ottenere il riconoscimento internazionale hanno recentemente avuto successo, con Regno Unito, Francia, Canada e altre nazioni che hanno formalmente riconosciuto la statualità palestinese.
